Il Governo smentisce l'obbligo per blog e siti web di iscrizione ad un album e avere un giornalista
Nella riforma dell'editoria che dovrà essere approvata in Parlamento si parla dell'obbligo per tutti i siti web dell'iscrizione al ROC, del pagamento di un bollo, di avere un giornalista al suo interno interno come editore responsabile.
L'attuale Governo in carica può vantare numerosi ministri che utilizzano Internet attraverso blog e con video su Youtube o almeno si vantano loro stessi di farlo.
Senza entrare nell'analisi di cosa significa avere una presenza su Internet per un politico, cosa significa avere un blog, cosa significa comunicare attraverso video online...la premessa mi era d'obbligo per introdurre quell' incredibile proposta di legge di riforma dell'editoria pensata in Agosto da Riccardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e approvato integralmente il 12 ottobre da tutto il Consiglio dei Ministri.
Si tratta di un DDL di riforma dell'intero settore dell'editoria che affianco ad alcuni interessanti risposte a problemi aperti come quello del finanziamento " a pioggia " e non controllato alle testate giornalistiche inserisce anche delle gravissime limitazioni alla libertà di parola ( e si noti bene non di stampa ) sul web, tanto che come ha affermato Beppe Grillo nel suo pseudo-blog pochissimi siti in Italia se questa legge venisse approvata in Parlamento potrebbero continuare ad esistere.
E, dunque mentre in tutto il mondo il web 2.0 ( visto soprattutto da un punto di vista sociologico ) cresce, con le persone che online trovano la possibilità di aggregarsi , scrivere i propri pensieri e scambiarsi opinioni, in Italia si va al contrario del resto delle altre nazioni, proponendo una norma che afferma" chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro. La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. "
Premetto un mio personale pensiero: come numerose altre iniziative normative che la politica italiana ha cercato di rendere obbligatoria pr legge in Italia ( basti pensare alla legge che prevedeva che una copia di tutti i siti dovesse essere depositati nella biblioteca centrale...a proposito che fine ha fatto questa disposizione ? ) anche questa cadrà nel vuoto perchè assolutamente inapplicabile e non coerente con la natura stessa di Internet.
Mi viene da sorridere, anzi da ridere proprio, se penso alla figura del Governo italiano per aver proposto una legge simile...di cosa potraà pensare l'Unione Europea, già sul piede di guerra per la mancanza cronica di adsl realmente broadband e di una copertura totale della nazione, tanto che sta pensando di intervenire con delle leggi a livello Ue che tutti gli Stati dovranno applicare per sviluppare i collegamenti ad Internet.
Meno male che siamo in Europa...
Tornando al discorso della nuova norma su Internet, dopo il clamore suscitato ieri ( ovviamente solo in Rete, stampa, radio e tv tradizionali non ne hanno neppure parlato ), lo stesso Franco Levi butta acqua sul fuoco e visto che è un politico moderno e sa come usare Internet risponde direttamente al blog di Beppe Grillo che lo aveva accusato ( in realtà altri siti come Punti-Informatico.it o i-dome.com avevano parlato della vicenda molto prima, ma nessun politico se ne era interessato ).
Dobbiamo ringraziare ancora Beppe Grillo paladino di Internet ?
Levi in una lunghissima risposta afferma tra l'altro che: " Con il provvedimento che tra pochi giorni iniziera’ il suo cammino in Parlamento non intendiamo in alcun modo "tappare la bocca a internet"‚ provocare "la fine della Rete". Non ne abbiamo il potere e, soprattutto, non ne abbiamo l’intenzione [....]
'’Ci occupiamo di editoria persuasi che, nel tempo in cui viviamo, un prodotto editoriale si definisca a partire dal suo contenuto (l’informazione), e non piu’ dal mezzo (la carta) attraverso il quale esso viene diffuso. Vogliamo creare le condizioni di un mercato libero, aperto ed organizzato in modo efficiente.
Per questo, intendiamo, tra le altre cose, abolire la registrazione presso i Tribunali sino ad oggi obbligatoria per qualsiasi pubblicazione e sostituirla con l’unica e piu’ semplice registrazione preso il Registro degli Operatori della Comunicazione (Roc) tenuto dall’Autorita’ Garante per le Comunicazioni (AgCom).
Anche su questo punto, da lei particolarmente criticato e temuto, lo spirito della nostra legge e’ chiaro. Quando prevediamo l’obbligo della registrazione non pensiamo alla ragazzo o al ragazzo che realizzano un proprio sito o un proprio blog.
Pensiamo, invece, a chi, con la carta stampata ma, certo, anche con internet, pubblica un vero e proprio prodotto editoriale e diventa, cosi’ un autentico operatore del mercato dell’editoria. Siamo consapevoli che, soprattutto quando si tratta di internet, di siti, di blog, la distinzione tra l’operatore professionale e il privato puo’ essere sottile e non facile da definire.
Ed e’ proprio per questo che nella legge affidiamo all’Autorita’ Garante per le Comunicazioni il compito di vigilare sul mercato e di stabilire i criteri per individuare i soggetti e le imprese tenuti ad iscriversi al Registro degli Operatori'’.
Quanto alle responsabilita’, la sostanza di cio’ che abbiamo scritto nel nostro disegno di legge e mi sembra una disposizione di buon senso e’ che per chi pubblica un giornale debbano valere le medesime regole sia che si tratti di un giornale stampato sia che si tratti di un giornale on-line. Piu’ in generale e al di la’ di quanto previsto dalla nostra legge, credo, pero’, che il tema della responsabilita’ per cio’ che viene pubblicato sulla rete sia un tema importante e che a nessuno dovrebbe stare piu’ a cuore che a chi usa, apprezza e ama la rete'’
Quindi ragazzi...state tranquilli non vi paragoniamo ad un giornale, scrivete in pura libertà, ma noi la legge la facciamo lo stesso....sarà poi l'Autorità delle Comunicazioni ( che non ha niente di meglio da fare, se non per esempio sistemare il problema della divisione o meno tra la rete delle comunicazioni italiana e Telecom Italia che finora a livello di trasmissione dati online ne era stata il gestore..problemino da pochissimo valore per il futuro dell'Internet italiana... ) che deciderà se dovete ottemperare ai doveri previsti.
Ma è l'ultima frase che può inquietare: controllare quello che viene scritto su Internet con lo spirito di come si controlla un giornale.
Perchè non mettere delle regole chiare, invece, di una frase così aperta a tutte le interpretazioni ?
Sarebbe semplissicimo: un sito che incita al razzismo, all'odio religioso, incita attentanti, ecc, ecc va chiuso. Gli altri possono dire quello che vogliono...e al massimo se una persona viene "offesa" da un opinione espressa in un sito o un blog personale può denunciare per diffamazione il suo autore e chiedere un risarcimento.
Ma siamo in Italia....
Marcello Tansini
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