Google introduce la pubblicità in Pay-Per-Action: paghi solo se chi clicca compie una precisa azione
Google sperimenterà il modello pubblicitario basato sul pay per action, ovvero permettendo agli inserzionisti pubblicitari di pagare una determinata cifra 'x' se l'utente che ha cliccato un banner, un annuncio o una altra forma di adverti
Google sperimenterà in fase di beta test il modello pubblicitario basato sul pay per action, ovvero permettendo agli inserzionisti pubblicitari di pagare una determinata cifra "x" se l'utente che ha cliccato un banner, un annuncio o una altra forma di advertising compie una determinata "azione"
Questo modello che paga l'editore del sito web viene chiamato anche di pay per lead o pay per selling e non prevede il pagamento di una somma solo per la vendita di un prodotto, ma anche per ogni determinata azione scelta dall'inserzionista come ad esempio l'iscrizione ad una newsletter o il downlodad di un software anche trial.
Google proverà il sistema negli usa con circa 200 partner tra clienti ed editori e la somma che l'inserzionista potrà pagare sarà compresa tra 1 e 5 dollari, almeno in questa fase.
Il sistema di pay per action è un sistema pubblicitario che porta importanti vantaggi all'investitore pubblicitario che paga solo se ottiene un determinato risultato e non è soggetto a possibili click-fraud. Inoltre, il cliente ha un costo di presenza sui siti, di promozione del brand molto basso rispetto ai classici modelli CPM o CPC.
Nonostante questo, numerosi editori scelgono per gli spazi invenduti queste forme pubblicitarie e numerose aziende come Zanox, TradeDoubler e Snap lavorano con successo con questo modello di business.
A cui, però, spesso affiancano, modelli misti di pagamento non puramento in pay per selling, ma in pay per click o in CPM per ricompensare la copertura di determinati spazi pubblicitari soprattutto con i siti più importanti e con maggior traffico. ( e soprattutto all'estero )
Sicuramente con questa mossa, Google aggiunge una ulteriore offerta ai propri inserzionisti pubblicitari, ma che sempre più, soprattutto con la crescita della pubblicità su Internet, viene vista con diffidenza da numerosi siti ed editori.
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