Cancellare commenti negativi su Internet riguardo la propria persona: nascono società specializzate

Negli Usa scoppia il boom dei difensori della reputazione in rete: alcune società si specializzano nel cancellare i commenti negativi. In Italia sono soprattutto le aziende a rivolgersi a professionisti della comunicazione per monitorare le fonti onl

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«Il nostro obiettivo immediato è bloccare messaggi diffamanti, con un buon posizionamento dei vostri dati sui motori di ricerca e usando gli strumenti offerti dalla legge per far rimuovere le informazioni negative che vi riguardano»: è questo il tenore della presentazione dei servizi di Defend my name, una delle molte società che si eleggono a difensori della reputazione personale o aziendale. È il business del momento: negli Stati Uniti molte start-up si stanno attrezzando per lavorare, su scala industriale, nel difendere il buon nome di una persona o di una piccola-media azienda.

Il servizio funziona così: con una base (per gli utenti privati e i problemi più semplici) che parte da 10 dollari al mese, l'azienda opera un monitoraggio dei risultati dei motori di ricerca, dei blog, dei newsgroup, dei siti social in cui vengono condivisi video e foto, andando a cercare materiale che possa affossare il nome del cliente. Una volta localizzati i siti o i commenti negativi, parte la fase più dura: convincere gli autori, o i responsabili del sito, che tale notizia è offensiva e che dunque va rimossa. L'effetto boomerang è in agguato, poiché spingere un autore a eliminare contenuti che lui crede veritieri, porta spesso a peggiorare le cose. È il caso di alcuni blogger che, ricevuta una lettera formale che richiedeva la rimozione di alcuni contenuti, hanno esposto a gogna pubblica l'autore della lettera e il testo, peggiorando così ulteriormente i livelli di visibilità negativa dell'evento. Ma questi siti non demordono e con la piccola aggiunta di 30 dollari per ogni intervento, provvedono a comunicare il dissenso del malcapitato bersaglio. Ogni tanto comunque le azioni funzionano, in particolar modo se si tratta di sollecitazioni spedite direttamente ai responsabili legali dei siti, o se l'invito è quello a una semplice rimozione di un commento offensivo, o di una foto.

In Italia invece la giurisprudenza recente ricorda il caso di una signora, che dopo essere stata accusata di corruzione (insieme a lei la stessa accusa fu rivolta anche alla moglie di un noto politico italiano) ed essere stata assolta, fece ricorso al Garante della Privacy per poter difendere la propria lesa reputazione, chiedendo in particolare che alcune informazioni che riguardavano questo caso fossero rimosse dal sito www.fondazionecipriani.it. Con un provvedimento del settembre scorso, lo stesso Garante però respingeva il ricorso, poiché oltre alla notizia dell'accusa per corruzione, il sito in questione aveva poi provveduto a dare notizia dell'avvenuta assoluzione.

I siti di reputation management che si rivolgono a singoli privati sono per il momento meno diffusi in Italia: qui da alcuni anni operano soprattutto società specializzate in comunicazione, che aggiungono ai servizi tradizionali il tassello della gestione delle informazioni online. Come spiega a VisionPost Nicolò Michetti, account director di Digital PR, «la rimozione dei contenuti online non porta a nulla: casomai si tratterà di reagire cercando di capire che tipo di problema è nato, se è localizzato o diffuso, e rispondere poi argomentando, ma a nome dell'azienda». Il lavoro per la gestione del crisis management online parte però molto prima: «In questi casi noi facciamo una accurata analisi del web, delle fonti di informazione online che riteniamo rilevanti per il cliente. In questo modo possiamo capire dov'è il problema, che dimensioni ha raggiunto e a cosa è dovuto».

Per difendere – e in generale gestire – la propria reputazione anche online, comunque, «il modo migliore per un'azienda è comunicare, sempre e per bene, quello che si fa», conclude Michetti. Una ricetta antica applicata a una tecnologia moderna.

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