Introduzione
Sono molti i giovani in possesso di idee imprenditoriali che
mi chiedono quali opportunità di finanziamento possono
far diventare il proprio sogno realtà.
Anche se i più sono sospettosi, la mia risposta nella
maggior parte dei casi è che il reperimento di un
finanziamento agevolativo pubblico rappresenta l'ultimo
dei problemi.
Soprattutto in alcune aree del Paese, e nel mezzogiorno in
particolare, una grande quantità di fondi vengono
restituiti alla Comunità Europea perché rimasti
inutilizzati.
Ma allora quale è il problema maggiore nel fare
impresa?
Le difficoltà principali per un aspirante
imprenditore sono di due tipologie:
1. in primo luogo la costruzione attorno all'idea di un
progetto d'impresa, che ne dimostri la fattibilità
e le possibilità di sviluppo nel tempo
2. in secondo luogo l'individuazione della Legge di
Finanziamento migliore rispetto alla tipologia
dell'impresa e del business, delle caratteristiche della
compagine sociale e dei vantaggi specifici offerti da
ciascuna possibilità.
Durante questi articoli affronteremo entrambi i problemi:
partiremo dall'analisi delle possibilità di
finanziamento che il panorama normativo Comunitario,
Nazionale e Regionale offrono a chi aspira a diventare
imprenditore per arrivare alla stesura del piano
d'impresa preliminare utilizzando gli strumenti che
abbiamo realizzato per la comunità di
WebMasterPoint.
Tutti i WebMaster che desiderano valutare la
possibilità di "fare impresa" potranno,
inoltre, contare sulla consulenza gratuita online della
comunità di manager ed imprenditori di PARTNER.it
Per iniziare… parliamo di soldi
Un primo consiglio che mi sento di dare a tutti gli
aspiranti imprenditori è di evitare di costruire la
propria attività sulla base di una possibilità
di finanziamento. Troppo spesso ci si lascia avvicinare da
consulenti senza scrupoli che pur di "vendere una
pratica di finanziamento" lasciano credere al giovane
che sia un'opportunità da non perdere. Il
risultato è spesso un progetto inesistente realizzato
a tavolino che non ha nessuna possibilità di essere
finanziato. E, se per disgrazia la domanda dovesse invece
risultare tra le finanziate, una volta ricevuti i soldi il
rischio di "trovarsi nei guai" diventa concreto.
Ovviamente il tutto in cambio di una cospicua parcella del
consulente.
In secondo luogo vorrei sfatare un mito: al momento attuale
non esiste alcuna legge di finanziamento che conceda il 100%
a fondo perduto (denaro da non restituire in nessun modo) e
che non preveda dei vincoli più o meno restrittivi
nella gestione dell'impresa (la compagine non può
variare se non dopo un certo numero di anni, i beni
acquistati non possono essere dismessi se non dopo molti
anni, ecc.)
Questo per assicurarsi di non dare un contributo a chi vuole
effettuare una manovra speculativa e limitare, per quanto
possibile, eventuali tentativi di frode.
Per cui il rischio personale esiste sempre: una parte del
denaro necessario dovrà essere messa a disposizione
"pronta cassa" dal giovane (in genere circa il
20-30%) ed un'altra porzione potrà essere chiesta
in prestito e restituita mediante un mutuo a tasso agevolato
generalmente della durata di 10 anni.
Giusto per chiarire il concetto faccio un esempio numerico:
un gruppo di giovani vuole aprire una Web Agency per offrire
servizi alle aziende che intendono utilizzare Internet per
fare business. L'investimento previsto tra macchinari,
sede, mobili ed attrezzature da ufficio si aggira intorno ai
350 milioni.
Una realistica possibilità potrebbe essere quella di
usufruire di un finanziamento a fondo perduto pari a circa il
50% del capitale (175 milioni) e di un mutuo decennale a
tasso agevolato del 1,75% per un ulteriore 30% (105 milioni,
da pagare con pagamenti mensili di circa L. 1.000.000). Il
restante 20% (70 milioni) dovrà essere raccolto tra le
disponibilità dei soci. Così come l'IVA: la
somma relativa al totale IVA (20% e cioè 70 milioni)
è a carico dell'impresa richiedente.
Si potrebbe obiettare che una situazione del genere
favorisce solo chi ha già una certa
disponibilità di denaro: in parte è vero ma
è una anomalia italiana.
In teoria un'impresa che ha ricevuto un finanziamento
nazionale di 280 milioni, per ottenere il quale ha prodotto
un buon business plan, non dovrebbe avere alcun problema ad
individuare una banca pronta ad offrirgli i restanti 70
milioni per avviare l'impresa (non certo all'1,75% ma
ad un tasso di mercato intorno al 7-8% annuo). Ma in Italia,
purtroppo, il sistema bancario non opera al fianco dello
sviluppo dell'impresa: provate a recarvi presso il vostro
sportello bancario per chiedere un prestito di 70 milioni
necessari a completare il vostro investimento. Vorranno
garanzie reali (proprietà, buste paga, titoli) per
almeno tre volte il capitale richiesto (210 milioni). Questo
perché la banca non vuole correre rischi. Il fatto che
la vostra impresa funzionerà e sarete in grado non
solo di ripagare ampiamente il vostro debito ma, soprattutto,
di dover ricorrere ad altri prestiti per investimenti futuri,
alla banca non importa nulla.
Amazon, con queste premesse, non sarebbe mai nata. O sarebbe
defunta prima dello svezzamento.
Ma quanti finanziamenti!
Dopo un primo periodo caratterizzato da interventi
cosiddetti "a pioggia" (nell'immediato
dopoguerra per favorire la ricostruzione) si è
arrivati ad una serie di misure "mirate" per
favorire il rilancio dell'economia in determinati settori
(es. la Legge 215/92 per favorire la creazione e lo sviluppo
delle imprese costituite da donne).
Lo scenario che si è venuto a delineare è
costituito da una quantità enorme di provvedimenti che
non fa altro che generare molta confusione tra i destinatari
al momento della scelta dello strumento finanziario che si
intende utilizzare.
Questo proliferare di leggi Comunitarie, Nazionali e
Regionali determina, inoltre, una forte incertezza sulla
disponibilità dei fondi ed una evidente carenza di
informazioni aggiornate sui regolamenti attuativi che
consentono l'accesso ad una qualsiasi forma di
agevolazione.
Nel proseguo di questo corso approfondiremo la conoscenza e
le modalità di accesso degli strumenti agevolativi
più comuni e che offrono maggiori vantaggi ai
beneficiari.
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A questo punto il passaggio successivo è la presentazione dello stesso a finanziatori e venture capitalist: in questo modo saremo preparati a rispondere alle diverse domande e richieste che ci verranno poste per valutare la bontà del progetto d'impresa.