Sul lavoro l'email è riservata? (Parte II)

Pagina 2 di 2

In tal caso sarebbe peraltro il dipendente ad incorrere in un reato, in quanto la sua "distrazione" per inviare e ricevere posta elettronica personale, può configurare un cosiddetto "furto tempo macchina" , ovvero un furto da parte del dipendente del tempo che dovrebbe destinare allo svolgimento dell'attività per la quale è stato assunto.

In materia poi di violazione della privacy, secondo la sottoscritta non è condivisibile ritenere le notizie inviate e ricevute mediante casella di posta elettronica aziendale, prettamente personali, e quindi tutelabili dalla legge 675/96.

Di parere contrario sembrerebbe essere il Garante della Privacy, che sino ad oggi si è espresso a favore del diritto del dipendente alla riservatezza in materia di messaggi personali anche se inviati con posta elettronica aziendale, salvo l'ipotesi in cui il datore di lavoro abbia informato il dipendente dell'eventualità di dover controllare la casella in suo uso (pur sempre e solo per motivi di ordine aziendale).

La soluzione a questo "rompicapo" giuridico - spesso ricorrente nelle aziende italiane - può derivare pertanto solo dall'adozione da parte datore di lavoro, del regolamento aziendale interno che indichi espressamente la destinazione della casella di posta elettronica ad un uso esclusivamente di tipo lavorativo, precisando eventualmente ipotesi tassative di utilizzo della posta elettronica per motivi extra lavorativi.

dott.ssa Valentina Frediani
www.consulentelegaleinformatico.it

 

 

Ti potrebbe interessare anche

commenta la notizia

C'è 1 commento
Graziano
Hai qualche domanda da fare?