Intervista a Paolo Vanossi di Tradedoubler (Parte III)

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FR: Qual è secondo te il motivo per cui l'e-commerce in Italia non è mai decollato?
PV: Come detto prima, a smentire questa affermazione sono i numeri. Abbiamo conosciuto una crescita continua e meno repentina che in altri paesi, ma già oggi va detto che l'ecommerce è un fenomeno consolidato anche qui da noi.

FR: Di fatto siamo il fanalino di coda, anche come utilizzo di Internet. In Italia si naviga mediamente 8 ore al mese. Siamo gli ultimi fra tutti i paesi sviluppati. Mi hai parlato prima di un mercato pubblicitario immaturo. La pubblicità è lo specchio dell'economia. La pubblicità in Internet è di poco superiore a quella nei cinema. Non pensi che ci sia troppo ottimismo di facciata?
PV: Guarda, l'Italia è innegabilmente un grande mercato. Il numero di utenti Internet è tra i più alti in Europa e siamo ai primissimi posti anche per penetrazione della banda larga. Le aziende avrebbero quindi molti buoni motivi per investire di più.

FR: Quali sono gli ostacoli più grandi che impediscono a molte società di avvicinarsi al mondo della pubblicità online?
PV: I cattivi consiglieri. Tutti quegli operatori che ancora sostengono che Internet è come la televisione o la carta stampata. Sono la maggioranza purtroppo e sentendo loro passa veramente la voglia di investire in pubblicità online. Evito di fare i nomi, ma credo che siamo capiti...

FR: Ci sono tante società che non vogliono promuovere un prodotto ma solo pubblicizzare il proprio marchio. Non pensi che l’interazione a tutti i costi possa essere un grande limite che non fa decollare la pubblicità? Inoltre anche con la carta stampata e la tv si possono tracciare le vendite. Prima hai parlato di un mercato immaturo relativamente al coupon elettronico. Come sicuramente sai, la Fininvest cominciò a vendere in pay per performance (anche se al tempo non si chiamava così). Ora non si sognerebbero di farlo. Non ti sembra che sia il pay per action stesso un segnale di immaturità del mercato?
PV: Mah, in realtà secondo me il PPA è la formula più adatta ad Internet che, in primis, non è un mezzo strettamente pubblicitario. Se tu mi dici invece che Internet è come la TV o la carta stampata io inserzionista continuerò ad investire i miei soldi su TV e carta stampata. Di solito si sceglie la via più semplice, non quella più difficile. Internet peraltro non avrà mai lo stesso potenziale comunicazionale della televisione e risulta troppo frammentato e complesso da gestire. Solo puntando sulla specificità del mezzo si può crescere e noi, nel nostro piccolo, ne siamo la prova.

FR: Quali sono invece le esigenze delle agenzie e dei centri media con cui lavorate?
PV: Sempre più la consulenza. Oramai è chiaro a tutti che per rendere efficace una campagna basata su performance, tecnologia e network non bastano. Noi abbiamo 5 anni di esperienza maturati in quasi tutti i segmenti di mercato. Questo è un patrimonio unico che le agenzie e i centri media non possono acquisire da altre fonti.

FR: Che tu sappia, ci sono società che analizzano gli effetti delle proprie campagne in internet con indagini di mercato oltre che con l’utilizzo dei sistemi di tracking da voi offerti?
PV: Non so rispondere, ma immagino di si.

FR: Perché un webmaster dovrebbe scegliere TradeDoubler, quando può guadagnare con AdSense?
PV: Molti lavorano con entrambi. Io credo che la nostra soluzione presenti dei vantaggi piuttosto chiari: la qualità dei clienti e la prospettiva di lungo periodo, la ricchezza di formati a disposizione, il supporto che ricevono dai nostri consulenti nell'individuare le soluzioni più efficaci, la mancanza di vincoli di esclusiva.

FR: Perché però secondo te ci sono società che pagano 40 centesimi in CPC su Overture e con TD pagano un CPC fattuale di 1 o 2 centesimi. Come spieghi questo delta?
PV: Lo spiego col fatto che il grosso delle revenue viene poi dalle commissioni sul venduto o sul lead. Noi peraltro non accettiamo più che il cliente paghi un CPC così esiguo. Certo offrire 40 centesimi a tutti avrebbe poco senso e sarebbe insostenibile per l’inserzionista. Quello che avviene di solito quando si adotta il CPC è che comunque si remunerano di più gli affiliati ad alto potenziale e si concentra quindi lì il grosso dell’investimento.

FR: Il traffico dei motori di ricerca converte decine di volte di più di quello di un sito che ospita le vostre creatività e i vostri link?
PV: Non è così. Non è l'esperienza dei nostri clienti. In molti casi può essere semmai vero il contrario. Affiliazione e motori sono peraltro due strumenti molto diversi. E’ facile che uno dei due sia più efficace per uno specifico cliente.

FR: Come vedi il futuro dell'e-commerce in Italia?
PV: Crescerà ancora e cambierà le abitudini di vita di un sempre maggior numero di persone. La speranza è che possa anche aiutare a rimettere in moto l'economia nel suo complesso e a far riemergere con forza lo spirito imprenditoriale, tipico del nostro paese.
Direi che questo è un fenomeno più tipico di mercati maturi, dove tra l'altro l'interazione on/off line assume una valenza realmente strategica. Oggi l'Italia non può ancora considerarsi un mercato maturo in questo senso.

FR: Pensi che ci possano essere delle politiche ad hoc per che possano essere adottate per incentivare la diffusione/utilizzo di Internet in Italia? Oppure bisogna 'lasciare fare all'economia'senza intervenire?
PV: Già si è fatto molto per promuovere l'utilizzo di Internet. Si deve ora puntare sui contenuti, puntando a rafforzare l’offerta. Oggi chiunque può accedere al mezzo a costi ridotti, se però poi non ha un ventaglio di offerta all'altezza il ciclo virtuoso si interrompe.

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