Direct Marketing, leggi e regolamenti in Italia: una legge potrebbe rivoluzionare tutto e permettere i contatti senza nessun permesso opt-in (Parte II)
La proposta avanzata in Italia è dunque quella di generare un registro nazionale unico e pubblico, in cui vi si possa iscrivere chi non acconsente a ricevere informazioni commerciali, anche mediante mezzo telefonico.
Sostanzialmente con questa proposta si sta ammettendo il fallimento dell’attuale assetto normativo che, pur garantista, non ha avuto alcuna concretezza applicativa tale da soddisfare l’intento per il quale era stato concepito.
Sorge spontaneamente un dubbio: ma è stata veramente l’inadeguatezza della norma a non tutelare i cittadini? Oppure si paga in Italia l’assenza di un monitoraggio costante, serio e punitivo nei confronti di chi comunque (in Italia e soprattutto all’estero) ha continuato ad abusare dei dati dei cittadini per promuovere selvaggiamente determinati servizi (generando così discredito nei confronti di un mercato, quello del direct marketing che - se sviluppato con attenzione verso l’utente del servizio - può costituire un vantaggio per quest’ultimo)?
E ancora, proseguendo con i nostri dubbi, costituire un elenco nazionale di opt-out non potrebbe sostanzialmente equivalere a porre in essere una ulteriore discriminazione che penalizzerà i soggetti “commercialmente deboli”? Si pensi, ad esempio, agli anziani e alla loro scarsa dimestichezza con determinati concetti (“Signora Pina se non vuole ricevere più queste chiamate deve iscriversi al registro nazionale dell’opt-out…” ed il primo, spontaneo pensiero della Signora Pina sarà: ma quanto mi costa tutto questo????).
Si rifletta su quali articolate modalità dovranno essere adottate per arrivare ad una simile soluzione: la via telematica sarà privilegiata, ma per la fetta di popolazione non informatizzata come sarà gestita l’iscrizione? Telefonicamente? Con registrazione vocale della richiesta al fine di provare di averla avanzata? O attraverso quali altri “potenti mezzi”???
Inoltre, la proposta di legge contempla un termine temporale per l'iscrizione nel registro: trascorsi due anni dalla medesima, l'utenza potrà essere di nuovo contattata per scopi promozionali, salvo rinnovo dell’iscrizione. Insomma un’altra data da segnare nel calendario delle scadenze ...
Inoltre, siamo veramente certi che questa sia la modalità giusta per rilanciare l’offerta dei servizi via telefono? Perché di questo sembra interessarsi realmente la proposta di legge. E in un momento di difficoltà economica potrebbe avere anche un suo significato, ma non tiene conto del mutamento dei tempi.
Sono numericamente così alte, ad oggi, le segnalazioni ed i ricorsi presentati verso le autorità competenti per violazione della privacy mediante chiamate telefoniche che addirittura spesso possono configurare molestia nei confronti del consumatore! Ce ne stiamo rendendo conto?
A nostro avviso, ciò su cui occorre puntare veramente, dovrebbe essere una riformulazione normativa che non concentri sui cittadini non iscritti ad un registro una marea di chiamate promozionali, ma piuttosto regolamenti nel dettaglio (favorendo anche la costituzione di codici di condotta) attività di marketing e comunicazione corrette nei confronti dell’utente del servizio, senza rigidi formalismi e interpretazioni punitive poco attente alla nuova realtà informatica (di cui è stato vittima il regime dell’OPT_IN).
C’è il rischio concreto che l’effetto economico di questa ennesima riforma possa essere contrario al mercato medesimo che si vuole tutelare, perché la reazione ad una eccessiva invasività difficilmente consentirà un proliferare di adesioni ai servizi proposti; semmai la reazione sarà di ulteriore stizza e rifiuto!
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